Eduardo Ferraudi e la sua squisitezza corale

Il maestro Ferraudi ha realizzato un'opera profonda basata su un insieme di temi di Silvio che hanno preso vita e che abbiamo potuto ascoltare qualche giorno fa. Foto: Oni Acosta

di Oni Acosta Llerena, 2 giugno 2022
Traduzione a cura del Centro Studi Italia Cuba

Qualche giorno fa, il musicista argentino Eduardo Ferraudi ci ha fatto visita all’Avana. Tante erano le aspettative per la sua presenza nella capitale mentre si preparava a realizzare un importante concerto come direttore ospite del Coro Nazionale di Cuba. Il maestro argentino è preceduto dalla fama per una solida carriera come compositore, arrangiatore, cantante e direttore di coro, e attualmente lavora come tale nel Quintetto Albahaca, nel sestetto vocale di tango Alma Bohemia, nel gruppo corale da camera Vocal Consonante e nel Coro ECuNHi, (Spazio culturale per i nostri bambini) dell’Associazione Madri di Plaza de Mayo.
Parallelamente a questo profondo lavoro musicale ed educativo, Ferraudi ha voluto regalarci all’Avana una serie di versioni corali da lui realizzate di diversi brani di Silvio Rodríguez, che, senza dubbio, hanno messo ancora più in evidenza l’interezza del suo progetto sonoro insieme alle straordinarie possibilità vocali dei nostri cantanti.
Sebbene la scelta delle canzoni non segue necessariamente uno schema cronologico, predilige una linea concettuale unica all’interno dell’importanza di Silvio come artista universale e della sua pregnanza sociale nei tempi difficili vissuti in Argentina negli anni ’70 e ’80.
Per questo dobbiamo ricordare il rapporto unico tra il cantautore cubano e vari settori intellettuali di quel paese in vari ambit come il cinema (ora ricordo il film “Darse cuenta” di Alejandro Doria) e la musica, ovviamente. Grazie all’amicizia e ai rapporti professionali di altri artisti del Sud che, con le loro voci, hanno portato le canzoni di Silvio nei paesi del continente, così come i suoi LP (spesso clandestinamente), si è instaurato un rapporto reciproco che è durato fino ad oggi e che, si può dire, è unico.
Il maestro Ferraudi, protagonista di una generazione legata a queste canzoni e alla poesia che da esse emana, ha prodotto un’opera profonda basata su un insieme di temi che hanno preso vita e che abbiamo potuto ascoltare qualche giorno fa. Riprodurli in un formato per coro misto, contrariamente a quanto molti potrebbero credere, non è un compito banale o fugace.
“Sebbene la scelta delle canzoni non segua necessariamente uno schema cronologico, predilige una linea concettuale unica all’interno dell’importanza di Silvio come artista universale e della sua pregnanza sociale nei tempi difficili vissuti in Argentina negli anni ’70 e ’80”.
Il più grande ostacolo per l’argentino deve essere il ripensamento di un discorso musicale che, sebbene basato su una nota canzone, può prendere vita propria e volare, oltre ai legami di riferimento nel nostro immaginario musicale. E ci riesce, secondo me, per il modo sottile di disegnare un’ambientazione corale difficile che ci permette di scrutare il brano ma, allo stesso tempo, di confrontarci con una nuova versione che non si compiace della facilità o della semplicità. Per la realizzazione di questa enorme opera corale, Ferraudi usa il suo talento e disarma -quasi letteralmente- il corpo di ogni brano per, come in un complesso puzzle musicale astratto, raggruppare i brani sulla base di passaggi armonici difficili, nonché l’audace distribuzione di una linea melodica, sia per archi, con solista o all’unisono.
All’interno di queste risorse compositive, utilizza non solo il formato del coro misto, ma arricchisce anche il panorama espressivo con il difficile coro femminile, sfruttando quasi al massimo le capacità vocali delle donne per sfumare ed equilibrare, in modo convincente, per il pubblico più raffinato .
Un esempio di rinnovamento e di linguaggio trasgressivo è stata, credo, la versione de “La Gaviota”, brano apparso fonograficamente nel 1982 sull’LP Unicornio. Per questa versione corale è stata scelta la cantante Ivette Cepeda che, con il suo lirismo e la sua forza interpretativa, ha raccolto la sfida.
La canzone viaggia attraverso spazi di chiari riferimenti casuali, raggiungendo anche momenti in cui l’atonalismo ha una spiccata enfasi, senza che la nostra percezione sonora ne rifiuti l’ascolto. La interpretazione di Ivette con il Coro ha significato uno speciale momento di grazia, oltre che un’esperienza favolosa per il direttore, il coro e la solista.
Nel concerto sono state riproposte altre canzoni di diversi momenti creativi di Silvio: Cancion para mi soldado, El vigía, Te amaré y mas, formando un ciclo che, come ho spiegato all’inizio, non è guidato da un apparente convenzionalismo, ma dalla originalità musicale di Ferraudi e dalla sua affascinazione per il lavoro del nostro cantautore.

“Portare le canzoni in un formato di coro misto, contrariamente a quanto molti potrebbero credere, non è un compito banale o fugace”. Foto: Oni Acosta

Ritengo opportuno citare anche il lavoro preparatorio, la realizzazione e il regime delle prove con il Coro Nazionale, che di solito non è diretto da ospiti di altri paesi. È necessario sottolineare che una parte dei suoi membri, in particolare il coro da camera Entrevoces, era appena tornato a Cuba dopo una fortunata tournée a Tenerife, in Spagna, e, oltre a prepararsi per questo concerto, il Coro è stato impegnato nel Galà inaugurale di Cubadisco 2022 con il pianista cubano Nachito Herrera. Il tempo per la realizzazione di questo progetto è stato di sole due settimane di intenso lavoro, sfruttato al meglio da tutti i soggetti coinvolti.
Davanti ad una gremita sala da concerto al calar della sera, in questa occasione la bella Chiesa di san Francesco di Paula, abbiamo potuto avvicinarci alla seria opera musicale del maestro Ferraudi, e immergerci nel suo affascinante universo corale!
La presenza lì di artisti e direttori di coro di valore come María Felicia Pérez, José Rolando Durán, il flautista Niurka González e lo stesso Silvio, ha arricchito la magia che ha invaso questa antica sede. E come sorpresa finale, Ferraudi ha invitato a dirigere la maestra Digna, davanti a tanti prolungati applausi!
Per il finale, il Coro Nazionale di Cuba, insieme alla sua direttrice Digna, ha realizzato l’unica versione del programma che non apparteneva alla paternità dell’argentino, ma del cubano Ernesto Herrera: Unicornio. E se i solisti del coro come Javier Ponsoda e Irel Martín avevano già brillato durante il concerto, ora è toccato al tenore Alejandro Garbey trascendere, con la sua voce e il suo talento, questo singolare sguardo musicale alle canzoni di Silvio Rodríguez.

Articolo originale: Eduardo Ferraudi y su exquisitez coral, La Jiribilla