Donne cubane che resistono

Non sembra esserci ancora alcuna ricerca su come le donne cubane affrontano la quotidianità che viviamo oggi nella vita di tutti i giorni, ma queste inchieste arriveranno e, probabilmente, anche le opere letterarie e cinematografiche, perché ancora una volta le donne affrontano in modo eccezionale la contingenza socioeconomica che oggi segna quest’Isola.
Forse sarebbe meglio dire che, come tendenza, non abbiamo smesso di lottare e resistere; ma mentre ora le corde delle carenze e delle difficoltà economiche (causate dal bloqueo) sono ancora più strette, ancor di più le donne cubane oggi reinventano la loro capacità di essere resilienti, creative e combattive.
Potresti chiederti il perché di una tale differenziazione tra uomini e donne cubani, se entrambi condividono ugualmente gli stessi rigori. È chiaro che non c’è una crisi per gli uomini e un’altra per le donne, ma queste ultime continuano ad avere sulle spalle, per una lunga tradizione patriarcale che non si spegne, il peso di soddisfare i bisogni vitali all’interno della casa.
Il sovraccarico del lavoro domestico e di cura, la violenza sessista e altre forme di discriminazione che “nonostante siano incostituzionali, persistono” continuano come realtà quotidiane, come ha sottolineato la saggista Zaida Capote Cruz nel recente Colloquio internazionale “Politica e politiche nella storia e nella cultura delle donne latinoamericane e caraibiche” , tenutasi presso la Casa de las Américas e organizzata dal Programa de Estudios de la Mujer (PEM), di quella prestigiosa istituzione culturale.
“Vivere a Cuba è un atto di eroismo quotidiano. Anche per questo lavorare per migliorare queste condizioni di vita deve essere l’obbiettivo della vita pubblica, della politica”, così ha detto la saggista in quell’incontro, secondo un rapporto della Semlac, dove ha sottolineato come il persistente blocco Usa, con le sue sanzioni e misure, contribuisce anche ad ampliare continuamente i divari di disuguaglianza che qui persistono.
È così che oggi basta percorrere le strade, i sentieri o i viali di qualsiasi parte di Cuba per verificare che sono loro che prendono in mano le redini della sopravvivenza domestica: litigare con il venditore che fissa prezzi sempre più abusivi per alimenti essenziali; chiedendo qua e là chi ha quella tale medicina per la figlia malata; fare chilometri a piedi per vendere qualsiasi cosa per procurarsi i pannoloni per il nonno che soffre di incontinenza ed è stato totalmente affidato alle sue cure.
E oltre alle tante “missioni” essenziali, non di rado è vittima anche di violenza di genere, “fenomeno che va avanti da secoli, in base alla concezione patriarcale, che ha reso normale questa violenza, nell’ambito delle relazioni di genere, al punto che siamo abituati a conviverci”, come ha commentato la Dott.ssa Clotilde Proveyer Cervantes, Docente del Dipartimento di Sociologia dell’Università dell’Avana, al primo Incontro “Voci di Donne per la Non violenza di Genere”, tenutasi questo aprile a Santa Clara con la presenza del presidente Miguel Díaz-Canel.
Violenza di genere: sfruttata per sua natura.
Nel suddetto incontro, che, come annunciato, si moltiplicherà a livello di base in tutto il Paese come dibattito nazionale sulla violenza di genere, il presidente cubano ha fatto riferimento al grande patrimonio scientifico ed esperienziale qui sviluppato negli ultimi decenni per promuovere la piena uguaglianza di donne e affrontare la violenza di genere, incompatibile con i principi della Rivoluzione cubana, come ha sottolineato.
Ma, ha insistito, “ci sono molte manifestazioni di violenza nella nostra società che non vengono riconosciute, motivo per cui dobbiamo fare di più in questo senso”.
A questo proposito, il primo vice ministro della Giustizia, Rosabel Gamón Verde, oltre a riferire sulla creazione dei “Difensori civici”, per attuare gli articoli della Costituzione della Repubblica, i Codici delle famiglie e le Procedure, e proteggere i settori della popolazione in situazioni di vulnerabilità, come le donne vittime di violenza, ha sottolineato la necessità di rendere visibile, identificare i segni di questa violenza di genere e lavorare per prevenirla e arrestare la sua spirale, soprattutto nelle comunità.
Aumentano gli sforzi di ogni tipo e i tentativi di sostegno, mentre, allo stesso tempo, le donne cubane continuano a lottare con le unghie e con i denti contro le difficoltà quotidiane che, come le fatiche raccontate nel bolero classico di Sindo Garay (compositore musicista cubano), “sono così tante che si calpestano a vicenda , e mentre cercano di uccidermi, si accalcano l’un l’altro e per questo non mi uccidono».
La discriminazione e la violenza di genere nel mondo.
La Global Database on Violence against Women della Donne ONU segnala che in tutto il mondo, un terzo delle donne e delle bambine ha subito violenza fisica e/o sessuale; meno del 40% ha chiesto aiuto e solo il 10% si è rivolta alla polizia.
In accordo con l’UNICEF, le donne tra i 20 e 24 anni, il 5% è stata sposata o ha avuto una relazione prima dei 15 anni, e il 19% prima dei 18 anni (con un aumento dal 12% al 38% nei paesi sottosviluppati).
Almeno 200 milioni di bambine e donne in 31 paesi hanno subito mutilazioni genitali femminili (MGF).
In un terzo dei paesi, almeno il 5% delle donne dai 18 ai 29 anni ha subito violenza sessuale prima di aver compiuto i 18 anni.
Più di un quarto (28%) dei paesi che proibiscono la discriminazione di genere nei luoghi di lavoro non garantiscono la protezione dalle rappresaglie in seguito alle denunce.
Nell’edizione del 2021 del rapporto annuale dello Stato della popolazione mondiale del Fondo della Popolazione delle Nazioni Unite si ratifica che , a livello mondiale, il 45% delle donne non è libera di prendere le decisioni riguardo la propria salute sessuale e riproduttiva. Ugualmente, il 27% non ha accesso ad una completa educazione sessuale.
Secondo i dati delle “Donne nella Scienza” dell’UNESCO, meno del 30% dei ricercatori in tutto il mondo sono donne.
Vladia Rubio, Cubasí, 18 aprile 2023
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